Moses Allen torna in difesa del padre contro la madre Mia Farrow: "È ora della verità"

Con una lunghissima lettera, pubblicata sul suo blog e rilanciata sul suo profilo Twitter, Moses Allen il figlio trentaseienne adottato da Mia Farrow nel 1980 come settimo figlio ha scelto "ora che l'isteria pubblica dell'inizio di quest'anno si è un po' calmata" di raccontare la sua versione di come è andata la giornata del 4 luglio 1992, il giorno in cui secondo Dylan Farrow che all'epoca aveva 7 anni il padre adottivo l'avrebbe molestata.
I've written this piece about my family, my childhood and the truth about my mother... and I wanted to share it with you. #truthislouder https://t.co/PGzskJ2jyS pic.twitter.com/pLb8htRwgn
— Moses Farrow (@MosesFarrow) 23 maggio 2018 "Sono una persona schiva e che non ama essere al centro dell'attenzione del pubblico. Ma, a causa degli attacchi fuorvianti e incredibilmente scorretti che sono stati fatti a mio padre, Woody Allen, credo di non poter più stare zitto visto che continua a essere condannato per un crimine che non ha commesso". Dopo questa premessa Moses Allen, che aveva già dato la sua versione nel libro di Eric Lax Woody Allen dall'inizio alla fine, torna a parlare di quella giornata e la descrive nei minimi particolari, chi c'era in casa, chi no, il film che stavano vedendo in tv (Chi ha incastrato Roger Rabbit?), l'atmosfera di tensione che c'era (Mia "era comprensibilmente furiosa: sette mesi prima aveva scoperto la relazione intima tra mia sorella di 21 anni Soon-Yi") e soprattutto il compito che la madre gli aveva assegnato, uscendo a fare delle spese con la sua amica Casey Pascal. "Come figlio più grande a casa in quel giorno d'estate presi le indicazioni di Mia molto seriamente - scrive Moses che allora aveva 14 anni - Pensai che il mio compito era di sostenere mia madre e desideravo disperatamente la sua approvazione, come tutti i suoi figli".

A questo punto Moses Fallen, che di mestiere - forse non a caso - fa il terapista familiare, fa un passo indietro per inquadrare la complessa situazione della famiglia allargata che comprende da un lato il lungo elenco di figli biologici e adottivi di Mia Farrow che, secondo Moses, in più di un'occasione aveva picchiato e maltrattato e dall'altro lato i precedenti violenti nella famiglia della madre: John Farrow "noto alcolista e donnaiolo", lo zio John (fratello di Mia) in carcere accusato di pedofilia, un altro zio Patrick con cui Mia "spesso litigava" che è morto suicida nel 2009. Data questa premessa Moses scrive che "era molto importante per mia madre proiettare al mondo un'immagine di famiglia felice fatta di figli biologici e adottivi, ma questo era ben lontano dal corrispondere alla realtà".

Poi Moses torna a parlare di quel giorno, ribadisce che non è possibile che l'abuso sulla sorella sia potuto avvenire senza che lui assistesse, racconta (come aveva già fatto in passato) la pressione psicologica che tutti i figli avevano poi subito per sostenere questa versione, racconta delle due indagini che vennero fatte dalla polizia del Connecticut e dai servizi sociali di New York che portarono entrambi alla conclusione che "nessuna prova credibile era stata riscontrata che Dylan fosse stata abusata o maltrattata". E confessa che la lettera che aveva letto ai media contro il padre è il più grande rimorso di tutta la sua vita. In chiusura di questa lunga lettera aperta il figlio di Woody Allen si rivolge direttamente "a chi è convinto che mio padre è colpevole: considerate che in questi tempi di #MeToo quando molti personaggi importanti hanno ricevuto dozzine di accuse, mio padre è stato accusato una volta sola da un'ex compagna furiosa durante una battaglia per la custodia dei figli", alla sorella Dylan "come te credo nel potere dell'alzare la voce. Quello che nostra madre ti ha fatto è insopportabile, solo allontanandomi da lei io ho potuto guarire", a mia madre "so che dopo questa lettera inizierai una campagna di discredito nei miei confronti, è un fardello che posso sopportare, perché dopo tutto questo tempo basta. Io e te sappiamo la verità ed è ora che questo castigo finisca". Colpisce poi quello che Moses scrive "agli attori che hanno lavorato con mio padre e ora dicono di essersi pentiti. Avete avuto fretta di condannarlo per non essere dalla parte sbagliata del movimento, considerate che io ero là in quella casa, in quella stanza"

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