Impensabile per il ciclismo moderno. Una azione illogica, violenta, noncurante

Froome ribalta il Giro d`Italia: Yates a picco, Dumoulin tiene, cede anche Pozzovivo

Impensabile per il ciclismo moderno. Una azione illogica, violenta, noncurante di qualsiasi conseguenza anche su se stesso. Chris Froome ribalta il Giro d’Italia: va a prendersi una maglia rosa che sembrava solo 24 ore prima un piccolo puntino all'orizzonte, lo fa - e va pescato il paragone più illustre possibile con il passato - con una azione degna di Eddy Merckx. Una frullata proprio nel trait d’union con il ciclismo che fu, quando le ruote graffiano lo sterrato del Colle delle Finestre. Per Dumoulin, Pinot, più marcatamente per Pozzovivo, tenere il passo è impossibile. Quanto a Simon Yates, apprende con malinconica rassegnazione quanto sta accadendo davanti. Quando Froome spicca il volo, lui è già colato a picco, incapace di raschiare qualcosa dal pozzo di energie improvvisamente terminate il giorno precedente. Aru, a parte la classifica ampiamente deficitaria, trasforma la bandiera bianca virtuale dei giorni scorsi in reale, dopo una quarantina di km, in salita sul Lys: piede a terra, il più anonimo dei giri del sardo termina nel peggiore dei modi.
 
Frazione altimetricamente terribile. Non c’è solo il Colle delle Finestre, la Cima Coppi con i suoi 2178 metri di altitudine. C’è il Sestriere, e poi lo Jafferau. Quest’ultima salita è sede di arrivo per la terza volta: cinque anni fa vinse Nibali, nel 1972 memorabile impresa di Merckx, che per una volta fece spazio alla tattica, facendo sfogare gli spagnoli Galdos e Fuente al Sestriere per poi giustiziarli nel finale.

Giornata romanzesca, piena di drammi sportivi. Simon Yates, dopo giorni meravigliosi in rosa, prova l’unica cosa che gli era mancata, il bluff. La Mitchelton-Scott intona la voce del padrone, dà una parvenza di controllo, ma quando si mette davanti il Team Sky, l’inglesino è costretto a svelare di non avere una sola carta da giocare. ‘’Ho perso dieci anni di vita’’. Lo disse il Falco Salvoldelli dopo aver strenuamente difeso un suo Giro sul Colle delle Finestre. E’ la fotografia della Cima Coppi, lì dove Froome scatena l’inferno.
 
Pozzovivo è già crollato (arriverà a 9’, addio podio). Dietro si forma un quintetto. Con Dumoulin ci sono Carapaz, Lopez, Pinot e Reichenbach. Gli ultimi due sono compagni di squadra, ma caricano il peso dell’inseguimento sulle spalle dell’olandese. Discesa, poi il pedalabile Sestriere, quindi parecchio falsopiano fino ai piedi dello Jafferau. Inseguitori teoricamente favoriti, ma Froome ci arriva con il margine praticamente immutato. Ultima salita sportivamente selvaggia: gente allo stremo, Froome compreso. Ma il keniano bianco è anche uomo di carattere e l’energia profusa è talmente intensa che quel suo pedalare sgraziato sembra avere la leggerezza di un cigno. Il solo vero peccato è quella spada di Damocle che gli pende sul capo, quel giudizio doping che potrebbe rendere vane tante cose. Ma questa è un’altra storia. Giro finito? E’ stato detto troppe volte, meglio andarci cauti visto che la tappa di domani a Cervinia non è da meno di quella odierna. Froome ci arriva con una quarantina di secondi su Dumoulin. Basteranno? E l’olandese avrà la forza di attaccare? Sabato l’ultimo rebus.