'Jurassic World', l'apocalisse è qui. Il regista: "Il terrore del pubblico mi ha eccitato"

LONDRA - Jurassic World: Il regno distrutto. Come suggerisce il titolo del film (in sala il 6 giugno), e quindi senza timore di infrangere le sempre più stringenti clausole di non divulgazione imposte dalla Universal Pictures all'anteprima londinese, si può dire che Isla Nublar, l'isola “nuvola” al largo del Costa Rica, dove 25 anni fa lo scienziato interpretato da Richard Attenborough costruì il primo parco giurassico, è destinata a diventare un ricordo. “Mi sono molto divertito di fronte al terrore del pubblico”, ci racconta il regista J. A. Bayona, che ha impresso una svolta horror al film. “La tensione apparteneva alla prima trilogia di Jurassic Park e Steven Spielberg è maestro nel creare riprese iconiche, catturare momenti che restano nell'immaginario e danno un senso più profondo alla storia”.

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Apocalisse giurassica. La grande minaccia è il vulcano che si è risvegliato e che sta inondando tutto di lava, riproponendo su scala ridotta l'estinzione dei dinosauri avvenuta nel fuoco (ma per un meteorite) 65 milioni di anni fa. Lei, Claire Dearing – Bryce Dallas Howard – redenta nel primo film della nuova era, non è più una manager ma un'attivista per la protezione dei dinosauri. Sulla scena mediatica intanto si consuma un dibattito etico e politico se si debba, anche a livello governativo, intervenire per proteggere i dinosauri dall'estinzione, come si fa per altre specie animali (su questo fronte ritorna in un cammeo, con monologo molto centrato, Jeff Goldblum). Ma la nostra Claire ha già deciso di suo e quando trova un miliardario filantropo con il carisma di James Cromwell, torna sull'isola (stavolta con le calzature giuste e non più con i ridicoli tacchi a spillo sfoggiati nel primo film) per salvare quante più creature possibili. Ad aiutarla ci sono due giovani assistenti, la pluriveterinaria Zia (Daniella Pineda) e il genio informatico Franklin (Justice Smith di The Get Down).

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Uniti dal pericolo. La giovane donna va alla ricerca dell'addestratore di velociraptor Owen Grady (Chris Pratt), che nel frattempo si è ritirato e si sta costruendo con le proprie mani una casa di legno in riva a un lago. La storia tra i due è finita dopo l'avventura del primo film e oggi sono una di quelle coppie in sintonia quando si tratta di affrontare catastrofi, ma che si sfaldano sui piccoli e banali ostacoli della vita quotidiana. Per non distruggere il regno a colpi di spoiler (quanto detto finora appartiene solo ai primi minuti del film) si può accennare che: si assiste ad una lunghissima scena biblica di fuga dei dinosauri, che abbondano per quantità e specie in un perfetto mix tra digitale e animatronic, con i bestioni ricostruiti realmente. “Era importante far sentire che il mondo dei dinosauri non fosse di fantasia, ma piantato nella realtà, basato sulle teorie scientifiche della clonazione. Usare dinosauri tangibili ha regalato un grande senso di realismo, visto che permettono anche agli attori di recitare meglio. In più avere degli esemplari elettronici ci consente di far capire la luce e la texture reale che va poi riprodotta in digitale”.

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Sotto il segno dell'horror. Il motivo per cui il produttore Steven Spielberg e l'ex regista Colin Trevorrow, qui sceneggiatore e produttore esecutivo (responsabile del miliardo e settecento milioni di dollari incassati dal primo capitolo) hanno scelto come regista Bayona è semplice. Il regno distrutto mette insieme due film in uno: un disaster movie e un horror gotico e claustrofobico. Bayona – qui al Claridge's di Londra – racconta di aver messo insieme un film Amblin (la storica casa di produzione di Steven Spielberg), con gli horror della Hammer (e cita La maledizione di Frankenstein del '57). Del resto il regista spagnolo, tutt'ora residente a Barcellona, è diventato famoso per film come The orphanage (bello e terribile, sponsorizzato dal padrino Guillermo del Toro) ma anche per The Impossible. “Lavorare con Spielberg era un sogno. Amo il suo stile di regia. È sempre pieno di entusiasmo e ti fa sentire che il tuo apporto può fare la differenza. Questo mio Jurassic è un omaggio a tanti suoi film, da I predatori dell'arca perduta a Intelligenza artificiale, nel modo in cui raccontiamo il rapporto tra gli umani e gli 'altri'. E poi ho guardato al cinema classico di Buster Keaton, che anche Spielberg ha omaggiato spesso nella sua carriera. Un esempio? La fuga verso il mare di uomini e dinosauri, l'inquadratura che si restringe e i vari fuggitivi che spariscono pian piano, inghiottiti da lava e fumo...”. Per non farsi mancare nulla, Bayona ci ha infilato un po' di Hitchcock (Vertigo), in una scena ambientata sui tetti della casa del miliardario.

Foto 'Jurassic World', l'apocalisse è qui. Il regista: "Il terrore del pubblico mi ha eccitato"  
Nosferosaurus. Per realizzare l'Indoraptor, nuovo terribile dinosauro (in una lussuosa versione “gold", come l'edizione speciale di qualche smartphone), Bayona si è “spirato alle foto in bianco e nero dei soldati traumatizzati della Prima guerra mondiale, gli occhi spiritati e stravolti”. Gli artigli di questo essere intelligente e persino più crudele dello stesso Indomitus Rex, ricordano quelli di Nosferatu: la scena in cui la ragazzina si nasconde sotto le lenzuola e vede l'ombra minacciosa alla finestra che si avvicina, il regista del bellissimo Sette minuti dopo la mezzanotte l'ha pescata da uno dei suoi incubi maturati da ragazzino dopo aver visto il Dracula di John Badham del '79 con Frank Lagella. “Avevo cinque anni e vidi il film per errore in televisione. Non riuscii a dormire per un mese vicino alla finestra, dopo aver visto il vampiro che riusciva ad entrare nella stanza. Forse questo mio film metterà paura ai bambini, ma sarà uno spavento creativo: credo che quell'esperienza sia una di quelle che mi ha spinto poi a fare cinema. Del resto amiamo i dinosauri proprio perché ci spaventano...”.

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Venticinque anni di Jurassic. Steven Spielberg annunciava in quel 1993 in cui battezzava il suo Jurassic Park: “Tra quarant'anni l'ipotesi di clonare i dinosauri potrebbe non essere più fantascienza”. Il fenomeno d'incassi e merchandising che ha segnato la storia del cinema hollywoodiano ha avuto un grande seguito nel dibattito scientifico, diventato ricorrente. Soprattutto nell'idea di ripescare in qualche zecca o zanzara fossile il sangue di un dinosauro per replicarne il Dna. Per ora, però, di risultati in questo senso non ce ne sono. Ma a far rivivere sullo schermo i giganti preistorici ci ha pensato il cinema, con una costola tutta sua: a partire dal primo King Kong del '33 dove tirannosauri, stegosauri e brontosauri creati con la stop motion popolavano la Skull Island. Un excursus dell'era dei dinosauri la forniva in versione animata anche Fantasia, nel 1940, mentre nel '66 in Un milione di anni fa una Rachel Welch in bikini di pelliccia è afferrata dagli artigli di uno pterodattilo e lanciata in mare. Ci sono Rex, il dinosauro giocattolo ansioso di Toy Story, ma anche The Good Dinosaur del 2015 e il commovente cartoon per bambini Alla ricerca della valle incantata. Sul fronte pupazzi e videogiochi l'incarico riguarda il regista e ora produttore Colin Trevorrow: “Rispetto al franchising degli anni Novanta molto è cambiato, tutto è più immersivo, elettronico, digitale. Io ho studiato molto i miei figli, in questo senso. L'idea oggi è di poter costruire un tuo mondo di dinosauri, sia in giochi di ruolo che alla PlayStation”.

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Cattivi da sgranocchiare. Ottima la scelta dei villain destinati (non tutti) a fare la fine che si meritano: Tedd Levine è un formidabile mercenario sopra le righe, di quelli che amano l'odore del napalm di mattina presto; Toby Jones è un battitore d'asta di mercanzia preziosa e pericolosa per il circolo ristretto dei ricchi senza scrupoli della terra, mentre BD Wong torna nel ruolo di genetista senza morale. C'è poi il solito colpo di scena del doppiogiochista di casa, che non va svelato (anche se è riconoscibile un minuto dopo dall'entrata in scena). E poi c'è l'Indoraptor dai denti macchiati di sangue, il nipote di Nosferatu, ma è chiaro che in questo nuovo capitolo si è rovesciato il rapporto tra chi insegue chi. “C'è sempre un rimando alla realtà, l'idea di formare una schiera di ragazzini al rispetto del nostro pianeta e degli animali, sperando che non ripetano gli errori fatti da noi. Ma al centro del mio film, più che i ragionamenti, ci sono le emozioni”, dice Bayona.

Foto 'Jurassic World', l'apocalisse è qui. Il regista: "Il terrore del pubblico mi ha eccitato"
Futuro Giurassico. Si esprime sul finale aperto il regista Bayona, un mondo che diventa giurassico: “L'idea, nel momento in cui si dice addio a Isla Nublar, è che si dimentica il passato e si guarda al futuro. Il regno dei dinosauri è sottosopra e tutte le possibilità sono aperte. E di questa possibilità di cambiamento, molto si deve alla televisione che ha cambiato il modo in cui le storie sono raccontate: solo qualche tempo fa sarebbe stato inimmaginabile far morire Han Solo...”. Altri contenuti correlati Steven Spielberg, le due anime Steven Spielberg, le due anime di ROBERTO NEPOTI `E.T. - L`extra-terrestre` compie `E.T. - L`extra-terrestre` compie di ROBERTO NEPOTI Steven Spielberg, è record: è Steven Spielberg, è record: è Spielberg presidente di giuria Spielberg presidente di giuria Torna il mondo Jurassic ed è Torna il mondo Jurassic ed è di FILIPPO BRUNAMONTI Steven Spielberg, il David di Steven Spielberg, il David di Kolossal ma flop: l`estate infelice Kolossal ma flop: l`estate infelice di ARIANNA FINOS Morta Leah Adler, la mamma di Morta Leah Adler, la mamma di Steven e gli altri: nove giurati Steven e gli altri: nove giurati di ARIANNA FINOS, INVIATA A CANNES La sfida di Spielberg e Day-Lewis: La sfida di Spielberg e Day-Lewis: Segui i nostri blog Diego Bianchi a La7 con tutta `Gazebo`, sul mercato qualcosa si muove Dekoder di Antonio Dipollina Diego Bianchi a La7 con tutta `Gazebo`, sul mercato qualcosa si muove Love, tutti i modi in cui Beatles hanno raccontato l`amore Notebook di Carmine Saviano Love, tutti i modi in cui Beatles hanno raccontato l`amore Webnotte di giorno: Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, Mudimbi, Gegè Telesforo e Dario Deidda, Bugo Media-Trek di Ernesto Assante Webnotte di giorno: Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, Mudimbi, Gegè Telesforo e Dario Deidda, Bugo Roseline: l`importante è partecipare Post teatro di abandettini Roseline: l`importante è partecipare Source: repubblica.it