ROMA - Il nuovo governo Lega-M5S pensa ad un nuovo

Governo Lega-M5s verso un nuovo reclutamento docenti: ora il vero rischio è il caos

ROMA - Il nuovo governo Lega-M5S pensa ad un nuovo sistema di reclutamento per i docenti della scuola. Quello introdotto dalla Buona scuola bis è appena partito e la sovrapposizione con l'ennesimo cambio di direzione sull'argomento rischia di creare un caos di leggi, decreti e ordinanze tale da fare perdere la rotta al più esperto dei tecnici ministeriali, oltre che agli addetti ai lavori.

Se non si trova una soluzione politica allo stratificarsi di norme sullo stesso argomento varate dai diversi governi che si sono succedute a Palazzo della Minerva, si rischia anche di ingigantire a dismisura il contenzioso amministrativo con i risultati che oggi tutti conoscono, ad esempio, a proposito di migliaia di maestre di scuola elementare prima assunte in ruolo e adesso sull'orlo del licenziamento.

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"L'eccessiva precarizzazione e la continua frustrazione delle aspettative dei nostri insegnanti rappresentano punti fondamentali da affrontare - scrivono nell'ormai famoso Contratto di governo Luigi Di Maio e Matteo Salvini nel capitolo sulla scuola - per un reale rilancio della nostra scuola. Sarà necessario assicurare, pertanto, anche attraverso una fase transitoria, una revisione del sistema di reclutamento dei docenti". Con l'obiettivo, già fallito dal governo Renzi, di "garantire da un lato il superamento delle criticità che in questi anni hanno condotto ad un cronico precariato e dall'altro un efficace sistema di formazione".

Ma il caos sembra dietro l'angolo. Perché il nuovo reclutamento introdotto dalla Buona scuola bis, quello che Lega e M5S vogliono abolire o emendare, ha appena mosso i suoi primi passi.

Il concorso riservato agli abilitati non inseriti nelle graduatorie giuste per le assunzioni in pianta stabile (le liste provinciali ad esaurimento) è appena partito con quasi 50 mila aspiranti alla cattedra fissa e si dovrebbe concludere entro fine agosto. Seguirà dopo, o dovrebbe a questo punto seguire, il concorso riservato a coloro che sono senza abilitazione ma hanno svolto almeno tre anni di supplenza e infine arriverà il concorso per i "semplici" laureati che stanno raccogliendo, sborsando almeno 500 euro, i 24 Cfu (i Crediti formativi universitari) previsti dalla riforma Gelmini.

Ma non è detto che, col cambio al vertice a viale Trastevere, le ultime due procedure partiranno davvero, potrebbero essere cancellate dal nuovo ministro a favore della "revisione" programmata nel contratto.

Il sistema del reclutamento degli insegnanti, con annessa la formazione universitaria per sedere dietro la cattedra, è stato il pallino di ogni recente governo.

Nel 1989, per rispondere alle istanze di un precariato che assumeva dimensioni sempre più vaste, venne introdotto il doppio canale di reclutamento: metà dei posti disponibili venivano assegnati ai vincitori di concorso e l'altra metà ai precari (abilitati e con almeno 360 giorni di supplenza) inseriti nelle liste provinciali. Nel 1992 nascono le Ssis (le Scuola di specializzazione all'insegnamento secondario) e dieci anni dopo nascono le facoltà di Scienze della formazione primaria. Intanto, nel 1999, le graduatorie del "doppio canale" si trasformano in "graduatorie permanenti" da aggiornare ogni anno.

Ma, dato l'enorme numero di precari prodotto dal sistema politico con continue modifiche, nel 2006 l'allora ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, decide di bloccare gli ingressi trasformando le liste provinciali in graduatorie ad esaurimento. Intanto, Moratti prima e Gelmini dopo cambiano le regole per accedere all'insegnamento (la cosiddetta Formazione iniziale universitaria) lasciando il meccanismo del reclutamento quasi inalterato.

Nel 2012, dopo oltre dieci anni di silenzio, arriva il concorsone per i soli abilitati. Prima di allora potevano partecipare alla selezione tutti i laureati e diplomati dell'istituto magistrale. E nel 2015 arriva Renzi che cambi ancora le regole del reclutamento: tre concorsi e graduatorie da svuotare prima possibile. Intanto il contenzioso assume dimensioni sempre maggiori che il prossimo governo rischia di alimentare.