TEL AVIV - La Corte Suprema israeliana ha autorizzato la

Alta Corte Israele, sì a demolizione 'Scuola gomme'. Il villaggio beduino della ong italiana sarà raso al suolo

TEL AVIV - La Corte Suprema israeliana ha autorizzato la demolizione del villaggio beduino Khan el-Ahmar (Cisgiordania) e della sua 'Scuola di Gomme' perché sono stati costruiti senza i necessari permessi. Lo riferisce Haaretz secondo cui ieri i giudici hanno respinto gli appelli dei 200 abitanti che si oppongono al trasferimento nella vicina località di Abu Dis che li costringerebbe ad abbandonare la loro vita di nomadi. 'Scuola di gomme' è un progetto realizzato dalla Ong italiana Vento di Terra, "il primo progetto - si legge sul sito della Ong - nell'ambito dell'Architettura di Pace". "È una struttura bioclimatica - aggiunge la ong - progettata dal gruppo ARCò (Architettura e Cooperazione), realizzata nel deserto di Gerico con pneumatici usati. Ospita un centinaio di alunni beduini, prima esclusi dal diritto allo studio".

Secondo Haaretz, le operazioni di demolizione potranno avere inizio in qualsiasi momento dal mese prossimo. Il giornale sostiene che la sentenza desta preoccupazione fra altre comunità beduine della Cisgiordania - come quella di Susya - che temono di essere anch'esse costrette a trasferirsi nelle località indicate loro dalle autorità israeliane. Due settimane fa, i capi missione della Ue a Gerusalemme e Ramallah avevano lanciato un appello ad Israele a non procedere alle demolizioni a Khan el-Ahmar ed avevano espresso "profonda preoccupazione" per la sorte di quella comunità beduina. "La scuola Al Khan al Ahmar - si legge sul profilo Facebook della ong italiana - ha 160 alunni, provenienti da cinque comunità vicine alla scuola. Il sito individuato per il trasferimento, Jabal West, ad Azaria, è un ambiente urbano vicino alla discarica principale di Gerusalemme (ancora in uso), del tutto inadatto alla cultura desertica dei beduini".

• COSÍ LA ONG RACCONTA LA STORIA DELLA 'SCUOLA DI GOMME'
Nel settembre 2009 - si legge sul sito della ong laica Vento di Terra fondata da Massimo Annibale Rossi e ora presieduta da Barbara Archetti), "inaugurava la 'Scuola di Gomme' ad Khan al Ahmar, Gerusalemme est, primo edificio pubblico realizzato per le comunità palestinesi in Area C, parte della West Bank sotto controllo militare ed amministrativo israeliano, dal 1967". "La Scuola di Gomme, che ad oggi ospita 160 alunni della primaria, è divenuta in breve un simbolo del diritto all'istruzione e di difesa dei diritti delle comunità beduine. Si tratta di una struttura senza fondamenta, realizzata con pneumatici usati, progettata dallo studio Arcò di Milano per rispondere alle complesse normative imposte dall'Esercito israeliano e alle esigenze delle comunità locali. Una struttura che, per caratteristiche costruttive e materiali utilizzati, è considerata un esempio nell'ambito dell'architettura bioclimatica. La scuola permane, come numerosi edifici beduini dell'area, sotto ordine di demolizione. A fronte della causa intentata dallo Stato israeliano, dalle colonie limitrofe e dalla Società stradale Maan, la Corte suprema israeliana si è espressa una prima volta nel novembre 2009 invitando le parti a trovare un accordo. Le autorità israeliane hanno negli anni successivi presentato un piano per riallocare i beduini, piano respinto dalle comunità interessate, quanto dagli organismi internazionali".

"La difesa del diritto allo studio degli alunni beduini di Khan al Ahmar - scrive ancora la Ong - è stata possibile grazie all'apertura di un ombrello diplomatico e mediatico sulla scuola. A partire dal settembre del 2009, sono giunti numerosi attestati di solidarietà e si sono moltiplicate le visite di delegazioni internazionali. In particolare per la struttura innovativa e la rilevanza umanitaria la scuola è stata oggetto dell'attenzione della stampa israeliana e meta di delegazioni universitarie. La vicenda ha suscitato inoltre l'attenzione dei grandi network televisivi. La scuola è stata inoltre visitata da numerose delegazioni politiche dei paesi UE e dai vertici delle agenzie delle Nazioni Unite. Il progetto ha conseguito il risultato di sdoganare l'intervento umanitario in Area C. Un segnale particolarmente incisivo è giunto nella stessa direzione nell'aprile 2017 da parte dell'Ambasciatore dell'Unione europea Lars Faaborg - Andersen: "Le pratiche quali trasferimenti forzati (...) e l'ostruzionismo verso l'assistenza umanitaria sono contrari agli obblighi di Israele in tema di diritto internazionale. Chiediamo quindi ad Israele, in quanto potenza occupante, di adempiere ai propri obblighi nei confronti della popolazione palestinese (...), di fermare completamente demolizioni e confische e consentire il pieno accesso agli aiuti umanitari".